Condividi su:
Stampa articolo

DECRETO “CURA ITALIA” – LE PRINCIPALI NOVITA PER SPORT E TERZO SETTORE

18/03/2020

Viste le molteplici richieste pervenute al ns. Studio Legale, ci si sofferma sulle due principali misure attinenti al mondo sportivo e riguardanti 1) la sospensione del versamento dei canoni di locazione e 2) l’indennità ai collaboratori sportivi.

Per tutte le altre misure adottate con il Decreto “Cura Italia” si rinvia ad altra Circolare informativa che verrà pubblicata successivamente.

 

  1. SOSPENSIONE VERSAMENTI CANONI DI LOCAZIONE DI IMPIANTI SPORTIVI

Per Federazioni, Enti di promozione sportiva, associazioni e le società sportive, professionistiche e dilettantistiche residenti fiscalmente in Italia viene prevista la sospensione del versamento dei canoni di locazione e concessori relativi all’affidamento di impianti sportivi pubblici e degli Enti territoriali fino al 31 maggio 2020.

I versamenti dei predetti canoni devono essere tuttavia effettuati entro il 30 giugno 2020 in un’unica soluzione o in un massimo di 5 rate mensili a decorrere dal mese di giugno 2020.

Si noti che l’agevolazione è riservata ai canoni di locazione/concessori per l’affidamento dei soli impianti sportivi dello Stato e degli Enti territoriali, rimanendo esclusi gli impianti condotti in locazione in forza di contratto tra privati.

* * * * *

Stante la ristretta portata delle previsioni contenute nel Decreto “Cura Italia”, le ASD e le SSD che non potranno usufruire della sospensione relativa al versamento dei canoni di locazione, dovranno valutare altre strategie, anche alla luce di quanto si espone di seguito.

 

In primo luogo, è consigliabile, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa legale, ricercare una soluzione amichevole con i proprietari degli impianti sportivi quale ad esempio, una rinegoziazione del contratto di locazione, oppure un accordo che preveda la sospensione temporanea del versamento dei canoni di locazione con l’impegno a corrispondere tali canoni secondo un piano di rientro nei mesi successivi.

 

Laddove non fosse possibile addivenire ad un accordo/rinegoziazione con il proprietario dell’impianto sportivo, si segnalano nel prosieguo alcuni spunti normativi circa le possibili tutele legali in caso di inadempimento contrattuale del debitore (il “conduttore” nel contratto di locazione).

 

Preliminarmente, occorre ricordare che con il DPCM del 9 marzo 2020, recante misure di contenimento della diffusione dell’infezione da Coronavirus, le attività sportive di base all’interno di locali ad uso palestra sono state sospese su tutto il Territorio Italiano. Nei giorni seguenti,  l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’epidemia da COVID-19 un’emergenza di sanità pubblica internazionale (Pandemia) tenuto conto dell’aumento dei contagi su tutto il pianeta.

 

Ciò premesso, occorrerà verificare se e in quali termini, nel contratto di locazione dell’impianto sportivo siano previste clausole che regolano il verificarsi di eventi di forza maggiore che rendano impossibile l’adempimento delle obbligazioni assunte con il contratto stesso. Qualora il contratto non preveda clausole in tal senso, si legga quanto segue.

 

Il concetto di “forza maggiore”

Nell’ordinamento legislativo italiano, non è presente una definizione precisa di forza maggiore. Tuttavia, la giurisprudenza ha ritenuto che il concetto di forza maggiore sia identificabile in un evento straordinario e imprevedibile che comporti l’impedimento assoluto a svolgere una determinata azione per causa non imputabile o riconducibile all’agente.

 

Articolo 1218 del Codice Civile – Responsabilità del debitore

Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile

 

L’articolo in commento, dunque, configura una responsabilità imputabile al debitore (nel caso di specie il conduttore del contratto di locazione) solo qualora egli non abbia adempiuto alla prestazione prevista dal contratto, o l’abbia eseguita con ritardo, per cause a lui imputabili; ciò nel presupposto che la prestazione sia possibile (Cass. Civ., Sez. II, n. 2115 del 24.02.1995). La responsabilità del debitore, invece, non è configurabile laddove sia configurata una ipotesi di impossibilità sopravvenuta ad adempiere alla prestazione.

 

Dunque, ai fini dell’operatività della norma occorre distinguere tra:

 

a)      difficoltà” ad adempiere alla prestazione, che costituisce un mero ostacolo superabile del debitore con la diligenza e l’impegno che non può di per sé costituire una valida giustificazione per non incorrere nella responsabilità contrattuale;

b)      impossibilità” ad adempiere alla prestazione, che rende impossibile – per cause non imputabili al debitore – adempiere alla prestazione contrattuale e che quindi può costituire una causa di esonero dalle consseguenze dell’inadempimento delle obbligazioni contrattualmente assunte.

 

Si precisa che grava sul debitore (conduttore della locazione) l’onere di dimostrare che l’inadempimento è dovuto ad una causa a lui non imputabile, ovvero che l’inadempimento è dipeso da cause che “da un canto, non siano riconducibili a difetto della diligenza che il debitore è tenuto ad osservare per porsi nelle condizioni di adempiere e, d’altro canto, siano tali che alle relative conseguenze il debitore non possa con eguale diligenza porre riparo” (Cass. Civ. n. 15712 del 08.11.2002).

 

Peraltro, la Corte di Cassazione, con Sentenza del 10 luglio 2018, n. 18047, ha precisato che “l’impossibilità sopravvenuta della prestazione si ha non solo nel caso in cui sia divenuta impossibile l’esecuzione della prestazione del debitore, ma anche nel caso in cui sia divenuta impossibile l’utilizzazione della prestazione della controparte, quando tale impossibilità sia comunque non imputabile al creditore e il suo interesse a riceverla sia venuto meno, verificandosi in tal caso la sopravvenuta irrealizzabilità della finalità essenziale in cui consiste la causa concreta del contratto e la conseguente estinzione dell’obbligazione”.

 

Calando tali principi al caso che ci interessa, si osservi che l’impossibilità sopravvenuta della prestazione potrebbe essere conseguenza delle sospensioni disposte con il DPCM del 9 marzo 2020, che hanno precluso in via diretta l’utilizzo dei locali ad uso “palestra” e dunque hanno generato l’impossibilità sopravvenuta del conduttore di fruire della prestazione del locatore dell’impianto sportivo.

 

Articolo 1256 del Codice Civile – impossibilità definitiva e impossibilità temporanea

L'obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile.

Se l'impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell'adempimento. Tuttavia l'obbligazione si estingue se l'impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell'obbligazione o alla natura dell'oggetto, il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla”.

Ai sensi dell’articolo citato l’obbligazione contrattuale viene meno quando, per causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa “impossibile”. Qualora tale impossibilità sia solo temporanea, il debitore, nelle more della stessa, non è responsabile del ritardo nell’adempimento.

Si rammenta che l’impossibilità della prestazione si verifica quando questa ultima sia irrealizzabile in assenza di dolo o colpa del debitore.

 

La Corte di Cassazione, con Sentenza n. 119 dell’11 gennaio 1982, ha precisato che tra le cause di impossibilità della prestazione rientra il c.d. “factum principis”, e cioè l’ordine o il divieto imposto dalla Legge o dall’Autorità Amministrativa – e imprevedibile al momento della stipula contrattuale – che renda impossibile il compimento della prestazione contrattuale, per causa non imputabile al debitore.

 

Le previsioni dei DPCM emanati dal Governo possono costituire, in linea di principio, un c.d. “factum principis”, ovvero un provvedimento dell’Autorità che incide in modo inevitabile e radicale sulla realizzabilità del contratto di locazione, salvo l’ipotesi di contratti stipulati quando l’estensione del contagio sul Territorio Nazionale era già evidente, la cui adozione sicuramente non era prevedibile al momento della stipulazione del contratto medesimo.

Il rapporto contrattuale potrebbe risultare, dunque, soggetto uno stato di temporanea sospensione, che potrebbe risolversi in due diversi modi:

a)      l’impossibilità viene meno (cessa lo stato di emergenza ed è nuovamente possibile praticare lo sport all’interno degli impianti sportivi). In tal caso, il conduttore deve riprendere il pagamento dei canoni di locazione e pagare gli arretrati;

b)      l’impossibilità diventa definitiva, ossia perdura fino a quando viene meno l’interesse che la prestazione in concreto è diretta a realizzare. In tal caso, l’obbligazione si estingue con conseguente scioglimento del vincolo contrattuale (artt. 1256 e 1463 c.c.).

 

Articoli 1467 del Codice Civile – contratto con prestazioni corrispettive

Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti dall'articolo 1458.

La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nell'alea normale del contratto. La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto

 

Per poter configurare l’eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione ai sensi dell’art. 1467 c.c. sono richiesti due requisiti:

c)      uno squilibrio sopravvenuto tra le prestazioni, non prevedibile al momento della conclusione del contratto;

d)       la riconducibilità della eccessiva onerosità ad “eventi straordinari ed imprevedibili” e cioè che non rientrano nella normale incertezza di una prestazione.

La prova della eccessiva onerosità sopravvenuta è rimessa a carico del debitore.

 

Alla luce delle considerazioni che precedono, in mancanza di una rinegoziazione/accordo contrattuale con il proprietario dell’impianto sportivo, in una situazione straordinaria ed emergenziale come quella in corso, nella quale il Governo ha emanato una serie di decreto che hanno reso impossibile la pratica dello sport di base all’interno di locali “palestra”, pare possibile valutare la sussistenza di circostanze che consentano la sospensione del versamento dei canoni pattuiti con il contratto di locazione dell’impianto sportivo anche alla luce dei principi giuridici sopra esposti; principi che possono essere estesi, sempre con le opportuni valutazioni caso per caso, anche a rapporti contrattuali continuativi diversi dalla locazione (contratti di fornitura, contratti di leasing di macchinari sportivi, ecc.).

 

  1. INDENNITÀ PER I COLLABORATORI SPORTIVI

Viene prevista un’indennità di 600 euro per i collaboratori ex art. 67, comma 1, lett. m), TUIR, già in essere alla data del 23 febbraio 2020.

L’indennità non concorre alla formazione del reddito tassabile.

L’accesso all’indennità si ottiene presentando domanda, unitamente ai documenti comprovanti la preesistenza del rapporto di collaborazione, inoltrata alla società Sport e Salute S.p.a.

Le domande degli interessati devono essere presentate unitamente all’ autocertificazione che attesti:

-          la preesistenza del rapporto di collaborazione;

-          la mancata percezione di altro reddito di lavoro.

Si invitano quindi tutte le ASD/SSD/EPS/Federazioni a verificare la validità dei contratti di collaborazione ex art. 67, comma 1, lett. m), per tutti i collaboratori alla data del 23 febbraio 2020.

Le modalità di presentazione della domanda saranno definite con Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze da emanarsi entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto Cura Italia.

 

  1. MISURE PER IL TERZO SETTORE

Viene previsto il differimento al 31.10.2020 del termine per l’adeguamento degli Statuti degli Enti del Terzo Settore.

* * * * *

Durante la conferenza stampa del 16 marzo 2020, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha riferito che entro il mese di aprile il Governo varerà un nuovo Decreto contenente altre misure economiche, pertanto è possibile ritenere che le problematiche analizzate con la presente Circolare siano affrontate in maniera più esaustiva nel prossimo Provvedimento Governativo.  

Avv. Andrea D’Agata

 

Avv. Paola Labrini